Chi siamo

Tommaso Garavini

Giorgio Mazzone

André Philippe Solari

Carla Rak

Nato a Roma nel 1972 ha trascorso parte della sua adolescenza viaggiando per il mondo con la sua famiglia. Ha studiato scenografia all'Accademia di Belle Arti di Roma, pittura al “Burg Gibiechenstein” (“Hockschule fur Kunst und Design” - Halle Saale, Germany) ed ha lavorato come scenografo per il teatro ed il cinema per oltre 10 anni. E' pittore, illustratore, scultore, scrittore e musicista. 

www.tommasogaravini.com

Nato a Roma nel 1974, nel 1994 è partito per esplorare il mondo per tornare in Italia nel 2001. Si è laureato in Printmaking and photography all' “University of the Arts in Philadelphia”. Al suo lavoro di artigiano-designer affianca l’attività d’insegnante di cartotecnica in un’Accademia di design di Roma.

Nato in Francia nel 1975, si è trasferito poco dopo a Roma passando il tempo tra skate e snowboard. 
Diplomatosi in Industrial design all'“I.S.I.A.” di Roma ha lavorato per diversi anni come graphic designer, 3d modeller ed esperto di animazione 3d in studi di architettura.

Dottore di ricerca in Scienze della Comunicazione ha affiancato alla ricerca accademica una lunga esperienza nella fotografia professionale, occupandosi di editing, produzione, organizzazione di progetti e commissionati editoriali. A questa passione affianca quella per il design, curando per Rota-lab la promozione e comunicazione.

 

MANIFESTI - ANTI MANIFESTI

 

 

NASCITA DELL'ARTIGIANESIMO

Alla fine del XX secolo, quando l’epoca del consumo era giunta al suo apice e la congrega dei designer era impiegata ad assecondare lo sfrenato sforzo produttivo dell’industria, in quegli anni il mondo si preparava all’accettazione senza remore del prodotto non progettato. Specialisti intrepidi e senza morale venivano impiegati a salario nello studio forsennato di materiali dal facile deperimento: finiture termosolubili, ingranaggi poco tenaci, guarnizioni cristallizzabili; i mercati del mondo dettavano unisonanti la legge perpetrata e finora non scritta: “GETTA SENZA AVERE MANCO USATO”.

Dal suo canto il popolo inerme e fidelizzato non poteva esimersi dal subire il fascino dei blister elettrostatici che racchiudevano il prodotto del taciuto studio, atto a peggiorarne le prestazioni.

In virtù di questo, si sviluppò proprio in quegli anni un fenomeno assai diffuso: esemplari domestici, reduci delle guerre, che nel tempo erano stati conservati, tramandati e aggiustati, venivano rimpiazzati dai nuovi impostori e finivano nelle discariche delle aree urbanizzate.

Fu grazie a questo fatto ed alla tendenza generale di abbandonare ciò che appariva superato, che nei primi anni del XXI secolo si insinuò nelle menti di un manipolo di giovani il sospetto che il vecchio nascondesse un valore, se non altro economico, superiore a quello dell’ultimo ritrovato, proprio in virtù dei nobili materiali che a suo tempo lo costituirono.

Il caso volle che tali menti, per motivi più disparati, si trovassero in quegli anni ad avere a che fare con un’associazione clandestina, il cui nome non potrà essere riportato, che si riproponeva, nello stile e nelle iniziative, di valorizzare proprio questo tipo di attitudine.

L’ambiente fertile dell’associazione fece presto nascere diverse collaborazioni e venne spontaneamente istituito un circolo intellettuale in cui si rendeva giustizia agli oggetti reietti del mondo moderno.

Da tali presupposti, intorno al 2005, nacquero le prime attività commerciali di produttori di oggetti che si imponevano l’impiego di materiali di lunga durata e una lavorazione che con il tempo ne migliorasse l’estetica senza intaccarne la funzionalità. Spesso alla praticità dell’utilizzo era associata una pulizia della forma, sinonimo di amore umile per la nuda materia.

Riguardo alla nascita del termine Artigiainer si dice che fu usato per la prima volta intorno al 2007 da un allora giovane membro dell’associazione clandestina che aveva molte volte sentito la lunga e improbabile spiegazione del singolare mestiere da parte dei suoi amici e consociati: stufa ed insoddisfatta delle perigliose perifrasi (che comunque venivano percepite solo superficialmente) introdusse il temine ed convinse tutti ad utilizzarlo, con lo scopo di discriminare volutamente quella porzione immeritevole della società moderna che non era pronta a coglierne il contenuto. 

Flavia Di Nardo

 

L'UOMO DELLA RUGGINE

In principio era il piede. Poi l'uomo imparò a domare il fuoco, lavorò il legno, la pietra, il bronzo, dipinse le caverne e infine usò il ferro. Quattro milioni di anni più tardi, l'uomo ha dimenticato la lezione. Non è più in grado di accendere un falò, ha perso l'uso di mani e piedi, si è circondato di macchine di cui non conosce più il funzionamento e alle quali affida la propria sopravvivenza.Ma nelle pieghe della città, nei luoghi abbandonati dalla storia, nasce una nuova realtà, un uomo di nuovo vitale che si riappropria della manualità, un uomo che ridiventa preistorico.Il fuoco torna a scoppiettare, la materia riacquista valore e forma, la si raccoglie e la si lavora, riaffiora dall'istinto l'uso dei piedi e delle mani. E' l'uomo della ruggine.

L'uomo della ruggine è un essere urbano per definizione, poichè in città ha ritrovato la foresta di ancestrale memoria.

L'uomo della ruggine osserva e agisce, coltiva l'idea e l'idea-azione.

L'uomo della ruggine vive dei propri mezzi e del proprio lavoro.

L'uomo della ruggine è nomade e sempre straniero in ogni dove.

L'uomo della ruggine è figlio del suo tempo, e in questo tempo vuole lasciare il segno del proprio passaggio.

L'uomo della ruggine è anche la donna della ruggine.

L'uomo della ruggine accetta idee anche diametralmente opposte alle sue.

L'uomo della ruggine non sa cosa vuole, ma sa cosa non vuole.

L'uomo della ruggine non è mai arrivato, poichè crede nell'incessante ricerca.

L'uomo della ruggine è l'uomo nuovo del terzo millennio, ma anche del quarto e del quinto

Attività dell'uomo della ruggine:

1 - Arte

2 - Gioco

3 - Feste euforiche

4 - Spedizioni in luoghi abbandonati

Caratteristiche dell'uomo della ruggine:

1 - E' persona onesta

2 - Coltiva l'istinto

3 - Ha molteplici attività, come nel Rinascimento

4 - Rifiuta di specializzarsi

5 - E' un entusiasta lucido

6 - Non si rifà a nessuno, al massimo ruba

7 - Cerca le contraddizioni e ci lavora

8 - Usa l'ironia

9 - Prova diffidenza verso il "triangolo dell'arte": gallerista-critico-collezionista

10 - L'uomo della ruggine è un creatore, non un creativo

11 - Crede nell'atto e nell'opera effimera

Questo non vuol essere un manifesto, ma piuttosto un anti-manifesto. L'uomo della ruggine non è un gruppo nè un movimento artistico, sarebbe piuttosto uno stile di vita. Tutti possono dirsi uomini della ruggine, proclamarsi creatori dell'anti-movimento, scrivere "la" teoria dell'Uomo della Ruggine. Ognuno può affermare di essere stato il primo ad avere avuto l'idea della ruggine e inventarne il nome. E quando l'uomo della ruggine muore, si fa di lui quello che si vuole, come con le tombe etrusche.

Testo ritrovato sull'autobus 105 Grotte Celoni-Termini nel 2005 a Roma 

Trovatore: Esteban Vivaldi